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Il video editing di un documentario: uno step by step della post produzione

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Indice dei contenuti

Il video editing di un documentario è un momento delicato della produzione in cui si decide la piega e l’andamento e lo stile della storia: cosa serve, cosa non serve. Ci sono bravissimi video editor in grado di trasformare ore ed ore di girato condensandole in un’ora di intrattenimento ed informazione. 

Tuttavia per realizzare un buon editing, serve sempre un metodo che step by step ti porta verso la meta. In questo articolo ti parlerò proprio di questo: il metodo che adottiamo quando montiamo i nostri documentari. 

Ovviamente questo non è un metodo universale ed ogni professionista ha il suo approccio privilegiato. Il trucco secondo me è intercettare le informazioni da altri e farle proprie per trovare un modo personalizzato di lavorare al meglio.

Step 1: l'editing di un video comincia sempre dal parlato

Per entrambi i documentari indipendenti a cui abbiamo lavorato negli scorsi 4 anni, 50 Liters Life e Tied into me, la prima azione che abbiamo svolto è stata ascoltare attentamente l’intervista, intercettando ogni sequenza utile di parlato ai fini della storia. 

Ancora il video editing vero e proprio non è nemmeno cominciato, non è nemmeno stata creata una timeline sull’editing software. Questa la ritengo una delle fasi più importanti dell’intera post produzione perché è qua che si decide il vero contenuto del documentario e se anche voi concordate con content is the king, sarete d’accordo con me.

Una volta individuato ogni singolo pezzo di intervista funzionale a costruire la storia, si comincia ufficialmente il video editing del documentario, passando al secondo step!

Step 2: aggiungi le immagini di copertura

Il secondo momento chiave del video editing è la ricerca delle più adatte immagini di copertura (dette anche B-roll) da mettere sopra il parlato dell’intervista. I b-roll hanno una duplice funzione: evitare di mostrare tutti i tagli sull’intervista, così come supportare il racconto della storia senza annoiare lo spettatore. 

Abbiamo scritto un articolo molto interessante sul ruolo delle immagini di copertura e se ti interessa approfondire, ti consiglio di leggerlo: Il mito dei b-roll: sono veramente una tecnica o sono sempre esistiti? 

Non è banale avere un’immagine di copertura adatta per ogni concetto espresso durante il documentario, per questo motivo è importante che tu possa fare mente locale sul materiale video che hai a disposizione e che puoi eventualmente tornare a girare. Per lavorare al meglio noi ci serviamo durante la produzione di una shot list con l’elenco di tutto ciò che ci serve portare a casa.

Step 3: aggiungi la musica al video

Siamo quasi alla fine!! Arriva ora una delle parti più ostiche del video editing di un documentario: la cura del sound e della musica. Riteniamo che questa parte sia fondamentale per garantire allo spettatore un’esperienza piacevole guardando un documentario. 

Mi riferisco alla scelta della musica adatta ad una sequenza, così come tutti i suoni ambientali che vanno a far rivivere la situazione vissuta dal personaggio. Ti consiglio di occuparti a questo stadio del suono perché è bene che prima tu decida in modo definitivo, le caratteristiche dell’editing prima di doverci lavorare più volte. 

Step 4: il ritocco finale

Ora che il tuo documentario è quasi pronto per fare il debutto nel mondo della distribuzione, ti parlo dell’ultimo step del video editing, ossia la fase che riguarda le rifiniture legate al color grading, animazioni, grafiche e tutte quelle operazioni che non erano state fondamentali negli step precedenti. È proprio lo step 4 che differenzia il confine tra rough cut (taglio grezzo) e fine cut (taglio buono). 

Queste sono in breve come noi ci approcciamo al video editing di qualsiasi documentario, in modo da arrivare alla fine con le idee chiare su quello che c’è da fare per ottenere un buon prodotto. Spero che ti sia stato utile per capire e che tu possa incamerare le informazioni che ti ho dato per trovare il tuo metodo. 

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