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follow focus

Follow focus: i 3 motivi per cui usarlo

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Indice dei contenuti

Il follow focus è uno degli accessori più discussi all’interno dell’attrezzatura cinematografica insieme al Matt box (di cui parleremo magari in un altro articolo). Qualche videomaker lo dà per indispensabile, qualche operatore video invece lo ritiene superfluo e solo un’aggiunta di peso. 

Nell’articolo di oggi voglio elencarvi i tre motivi per cui secondo me il follow focus è utile e andrebbe quasi sempre aggiunto all’attrezzatura per girare un film. Pronti?

Cos’è il follow focus?

Prima di passare ai motivi per cui dovreste usare il follow focus voglio fare una breve panoramica per chi eventualmente non conoscesse questo accessorio. Il follow focus è un dispositivo ausiliario che si utilizza per controllare in maniera più precisa la messa a fuoco in fase di ripresa.

Nato specificatamente per gli obbiettivi cinematografici (in quanto privi di automatismi per la messa a fuoco) è stato poi utilizzato anche con obbiettivi fotografici (con i giusti accorgimenti) bypassando la messa a fuoco automatica ormai disponibile su quasi tutte le videocamere e/o mirrorless sul mercato.

obiettivo cinema

Ma perché usare la messa a fuoco manuale? È una buona domanda. L’autofocus è ormai una feature quasi imprescindibile su tutte le macchine e anzi, la sua affidabilità e precisione ha veramente superato ogni limite. Camere infatti come la Canon EOS C300 Mark III o per scendere verso le mirrorless la Canon EOS R5 hanno uno degli autofocus più precisi (Canon da anni ormai ha affinato il Dual Pixel Autofocus, arrivando a standard altissimi).

Da operatore video, cameraman o più semplicemente come videomaker però ritengo che la messa a fuoco automatica, come sempre, sia uno strumento e si debba utilizzare solo in determinati momenti. Per quanto la tecnologia avanzi sarà sempre limitata, non può sapere cosa mettere a fuoco, quando cambia il soggetto dell’inquadratura.

Come è fatto un follow focus

Senza anticipare troppo gli argomenti di cui parleremo ora voglio dirvi come è fatto un follow focus, quali parti sono coinvolte e come montarlo sulla camera.

  • La barra di fissaggio (rod clamp) è composta da un elemento forato che funge da supporto e viene montato su appositi binari (detti rod) a loro volta fissati alla camera. 
  • Gli ingranaggi (gear) di moltiplica sono il cuore del follow focus poiché trasferiscono il movimento alla ghiera di messa a fuoco sull’obiettivo. Questi ingranaggi devono essere il più solidi possibili per garantire la massima precisione. Ci sono diametri diversi per modificare la rapidità con cui il meccanismo funziona.
  • La manopola (focus knob) che se ruotata andrà ad azionare gli ingranaggi e a spostare il fuoco sull’obiettivo. Alcune manopole hanno anche una funziona di blocco che poi vedremo nel dettaglio;
  • Il disco riscrivibile (white disc) sul quale è possibile scrivere (marcare) dei riferimenti per ritrovarli più velocemente in fase di ripresa.
  • Infine, e solo per gli obiettivi fotografici l’anello per accoppiare l’ingranaggio (gear ring) alla ghiera della messa a fuoco. Questo appunto non vale per gli obiettivi cinema in quanto la scanalatura è già presente.

Follow focus: i tre motivi per usarlo e quando non usarlo

Eccoci, finalmente ci siamo: voglio dirvi quali sono secondo me i motivi per cui oggi usare il follow focus. Come sempre diciamo, queste sono le nostre ragione e si basano sulle nostre necessità, capacità. Per ogni scenario cercherò di spiegarvi perché decidiamo di usarlo in modo che ognuno di voi potrà decidere in autonomia se questa scelta si adatta o meno.

Messa a fuoco organica e controllabile

Quando si tratta di riprendere una scena, che sia un momento di vita quotidiana o un’azione studiata e diretta dal regista può capitare di inquadrare e mettere a fuoco un soggetto che svolge delle azioni all’interno di un contesto o che si muove all’interno dello scenario.

Ed è vero si che l’autofocus è (probabilmente) più bravo di tutti noi nel seguire un soggetto che cammina ma trovo la messa a fuoco manuale sempre più organica, fluida e più controllabile. Potreste ad esempio voler chiudere la scena con un fuori fuoco artistico, o una volta che è uscito il soggetto rimettere a fuoco su un particolare oggetto e con l’autofocus avete (spesso) poco controllo e lo trovo sconveniente.

A spalla/handheld

Io sono un tipo un po’ all’antica quando si tratta di accessoriare una videocamera. Non sono amante dei gimbal, slider ma anzi mi piacciono quelle riprese un po’ sporche e la nostra Canon EOS C300 Mark III viene spesso usata a mano libera, a spalla e raramente sul treppiede. Trovo queste situazioni ideali per il followfocus per tre motivi:

  1. Permettono di controllare il fuoco in maniera fluida e senza mai staccare le mani dalla camera.
  2. Non sei costretto a toccare il monitor per rimettere a fuoco (che potrebbe causare dei micro movimenti strani durante le riprese)
  3. Ruotando la ghiera del follow focus e non quella della messa a fuoco dell’obiettivo si evita qualsiasi possibile rotazione della camera attorno al suo asse x

Inoltre il follow focus (in particolar modo questo della Zacuto) da modo di tenere più saldamente la camera e di controllare meglio i movimenti.

Restituire il mood

Vi è mai capitato di vedere qualche film d’azione o drammatico e di accorgervi che nel momento della scoperta decisiva e scioccante il protagonista del film fosse leggermente fuori fuoco o non perfettamente nitido? Ecco, immagino sappiate che non è casuale e non è un errore del fuochista (chi si occupa della messa a fuoco nelle troupe cinematografiche).

Sfocare leggermente il soggetto inquadrato in un momento di difficoltà o subito dopo una notizia sconvolgente è una delle tecniche usate per restituire il mood, lo stato d’angoscia, la rabbia che questo prova. Se provate a notare infatti in quei frammenti di film nulla è a fuoco, non il protagonista, non lo sfondo, non un oggetto in primo piano. Questo proprio per rendere visiva lo stato di annebbiamento mentale che il protagonista ha in quel momento.

Adoro!

Quando non usarlo: intervista

Ecco, se volete sapere quando secondo me potete non usare un follow focus è questo: durante l’intervista. Tempo fa vi avrei detto che anche in questo contesto non potete fidarvi dell’autofocus e non potete rischiare di buttare tutto per colpa di un fuori fuoco ma dato l’avanzamento della tecnologia potete stare abbastanza tranquilli.

A patto però che la vostra camera sia assolutamente precisa nella messa a fuoco e nel tracciamento del fuoco. Perché se è vero che è anni che le videocamere e/o mirrorless sono molto precise nella messa a fuoco spot è anche vero che non tutte sono capace di tracciare ogni singolo movimento con altrettanta precisione.

Non potendo legare l’intervistato alla sedia (si fa per scherzare eh) dovete essere sicuri che se si sporge in avanti o di lato per esprimere un concetto il fuoco lo possa tranquillamente seguire. Un trucchetto che potete usare se non vi fidate della funzione tracking della vostra camera è questo: 

Mettete a fuoco e segnate sul disco riscrivibile la posizione del fuoco (o impostate uno dei due hard stop), poi chiedete al vostro intervistato di sporgersi in avanti, rimettete a fuoco e impostate il secondo hard stop e segnatelo sul disco

Così facendo avete il range di movimento che lui può fare e restringerete di molto il movimento necessario per la messa a fuoco.

Modelli di follow focus

Se siete curiosi e volete avere una panoramica di quali sono i migliori follow focus disponibili oggi sul mercato vi lascio alcuni link (si sono link affiliati Amazon e nel caso di un vostro acquisto riceveremo una piccola percentuale da Amazon).

Neewer ha creato un un follow focus ultra conveniente che è perfetto per chi ha un budget limitato. Per soli 40 euro è un ottimo inizio per chi vuole provare a lavorare con un follow focus senza spendere troppo

In assoluto il mio preferito (insieme a quello della SmallRig) il Tilta Mini è un vera chicca. Piccolo, leggero con un supporto ad un solo binario si adatta non solo alle mirrorless senza sembrare sproporzionato ma anche per chi come me cerca la massima qualità senza appesantire troppo la camera.

Se stai cercando il perfetto equilibrio tra caratteristiche robuste, design classico, durata e prezzo, il FOTGA DP500 III è la scelta migliore. Anche questo sistema è dotato di arresti rigidi (hard stop) in modo da poter seguire i movimenti della telecamera perfettamente.

Idea geniale da parte di Zacuto che trasforma questo accessorio in una vera e propria manopola rotante per poter tenere la camera in spalla senza sacrificare la stabilità. Per chi ha una camera pesante e vuole accessoriarla da valutare assolutamente.

Per chi si trova a lavorare a distanza o all’interno di un team composto da operatore più focus puller questo è uno degli accessori più azzeccati. Il Tilta Nucleus-M vi permetterà di controllare il fuoco da distante oppure di potervi dedicare solo alle riprese e lasciare ad una seconda persona il compito di mettere a fuoco.

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