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Documentario noioso? Ecco 5 consigli per aggiustare un film documentario

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Indice dei contenuti

Pensi che il tuo film documentario sia un po’ noioso? Segui questi consigli e riuscirai a renderlo più accattivante e piacevole da guardare.

I documentari possono essere complicati da pensare e realizzare, caratterizati da un ritmo lento, lunghi ma mai noiosi. Se riguardando il tuo rough cut o il tuo film finito ti rendi conto che è noioso forse puoi rivedere qualche pezzo, aggiungere delle cose ed usare alcune delle tecniche usate anche nel cinema

D’altronde, il documentario è in tutto e per tutto un genere cinematografico quindi perché non prendere spunto dal nostro film preferito?

L’obbiettivo principale di un documentario è informare, e l’informazione se raccontata in maniera banale può risultare noiosa. Per fare un documentario ideale dobbiamo si dare delle informazioni preziose ma anche intrattenere il pubblico, e regalargli elementi di intrattenimento, di conflitto, di suspense. Dev’essere un’esperienza avvincente.

Quindi cominciamo, e vediamo di rendere questo documentario meno noioso!

La struttura narrativa

Nove volte su dieci quando un documentario risulta noioso (o poco comprensibile) il problema deriva dalla struttura narrativa. Il documentario deve fare davvero affidamento su una solida struttura in modo da poter mantenere il pubblico concentrato sul messaggio senza dilungarsi in dettagli fuorvianti o troppo specifici. È lì molte volte che un lavoro accattivante si trasforma in una noia mortale.

Già dalla fase di pre-produzione dovresti essere in grado di scrivere la tua storia in un paio di frasi: la sinossi. La sinossi non è nient’altro che un estremo riassunto che evidenzia la struttura centrale e le sue articolazioni. Confuso?

Vediamo un esempio. Una logline potrebbe ad esempio essere:

“Un miliardario cinese apre una nuova fabbrica recuperando in Ohio un vecchio impianto della General Motors. I primi ottimismi lasciano presto il posto a una battuta d'arresto quando due opposti mondi e modi di pensare si scontrano.”

Mario Rossi

Se ti ricorda qualcosa è la sinossi di American Factory, il film vincitore dell’Oscar 2020 e sicuramente è ui film documentario da vedere assolutamente. Questa frase raccoglie tutti gli elementi della storia e fa trasparire anche i punti principali della struttura in tre atti. Nell’atto uno il miliardario cinese compra la fabbrica in Ohio, nell’atto due cominciano gli scontri tra i modi di pensare e nell’atto tre.. dovete guardare il film per capirlo.

Questa è l’altra funzione della logline: invogliare il pubblico a guardare. Provate a cercare degli altri esempi di logline di film o documentari per farvi un’idea di come poter impostare la vostra struttura narrativa.

Gli elementi della struttura

Per elaborare una struttura narrativa avvincente per un documentario dobbiamo innanzitutto stabilire quali sono gli elementi su cui lavorare. Potremo poi così prendere ogni voce e cominciare a lavorarci e a migliorare il nostro lavoro. Per elementi possiamo brevemente elencare:

  • La struttura in tre atti
  • Il conflitto
  • L’evoluzione del personaggio

Per struttura in tre atti si intende la divisione del film in tre parti: la prima in cui si dà il contesto generale, si presentano i personaggi e il loro obbiettivo, nell’atto due c’è lo svolgimento e nell’atto tre la svolta e conclusione. La struttura in tre atti è davvero molto utile e potremmo scrivere libro solo su questo.

Nel secondo punto: il conflitto si vuole evidenziare le difficoltà che il personaggio attraversa durante il suo viaggio. Com’è il suo percorso, facile o difficile?  Che tipo di ostacoli deve affrontare? Ci sono vari tipi di conflitto e ti consiglio di approfondire l’argomento per individuare quello giusto per te.

L’evoluzione del personaggio è secondo me il punto più sottovalutato dai documentaristi. Vedo spesso lavori con una fotografia bellissima e una storia interessante ma senza evoluzione. Il personaggio deve evolvere durante il film, deve crescere, cambiare! E se nel tuo documentario non si parla di un personaggio sicuramente ci sarà l’evoluzione di un contesto, una situazione che cambia. Cercala ed evidenziala.

Il motion graphic può salvarti

Se anche con la giusta struttura il tuo film documentario risulta noioso potresti provare a pensare a come variare il modo di raccontare. Per alleggerire o spezzare la narrazione con una motion graphic o animazione, oppure inserire una sequenza più ritmata per dare aria al racconto ed evitare di far addormentare il tuo audience.

L’idea di aggiungere illustrazioni o animazioni personalizzate a un progetto documentario può essere molto interessante per quei documentari che trattano un argomento complicato o molto tecnico. È particolarmente vero per i documentari che dipendono eccessivamente dalle interviste (documentari guidati dall’argomento) e inserire delle animazioni che aiutano la comprensione può trasformare una sequenza noiosa nel cuore del tuo film.

Per il nostro documentario 50 Liters Life abbiamo optato per una motion graphic animata subito ad inizio film. Volevamo non solo spiegare in che contesto si inseriva il documentario ma anche farlo in maniera vivace, che intrattenesse il pubblico. Una scelta migliore rispetto ad un climatologo che spiega in maniera annoiata e monotono quanta acqua era utilizzabile a Città del Capo in quel periodo.

Se è ancora noioso taglia!

Domanda a bruciapelo. Da uno dei tuoi spettatori preferiresti ricevere il commento: “avrei voluto che fosse più lungo” oppure “avrei voluto che fosse più corto”? Io credo sceglierei la prima perché sentirsi affermare il contrario vuole implicitamente dire che si è annoiato guardando il vostro film. Noi documentaristi abbiamo la tendenza ad affezionarci troppo al nostro film e ad allungare troppo il brodo.

Per creare un documentario dobbiamo girare tonnellate e tonnellate di riprese e in fase di post-produzione è poi difficile sintetizzare tutto e scegliere cosa tagliare e cosa lasciare. Ma è una cosa a cui dovete prepararvi. Fatevi la domanda: se una storia posso raccontarla in trenta minuti, perché a devo raccontare ad esempio in sessanta? In quei trenta minuti in più comunico realmente qualcosa o sono sacrificabili?

Tenete anche conto del momento storico in cui siamo, è l’era dei contenuti online e la loro caratteristica è essere veloce, di fruizione immediata e molto svelta. Per cui se un progetto lo pensate per l’online e non per i festival documentari non è alcuna ragione per cui non sia consigliabile accorciare il vostro lavoro e renderlo meno noioso e molto, molto più avvincente.

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