fbpx

Benvenuto su School of Doc, ecco per te uno sconto del 10% sul tuo primo acquisto. Approfittane ora e digita WELCOME10 al checkout!

documentaristi

Da dipendenti a documentaristi: la storia di 50 Liters Life

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

Indice dei contenuti

Documentaristi si nasce o si diventa? Questa è la domanda che tanti ci pongono ed nell’articolo di oggi rispondiamo con la nostra storia. Noi non abbiamo fatto il percorso tradizionale della film school e non abbiamo alle spalle famiglie ricche che ci sostengono (che è un po’ un cliché).

La nostra storia è fatta di fatica, errori, tentativi ma soprattutto di determinazione, curiosità e voglia di raccontare. Questo è quello che ci ha portato oggi ad essere due documentaristi.

Documentaristi si nasce o si diventa?

Avevamo due lavori, stabili, dipendenti. Io (Riccardo) lavoravo come grafico in un giornale e Caterina come assegnista di ricerca all’Università di Firenze, il futuro era scritto: lavoro, macchina, casa, matrimonio, figli. Tutte cose che vogliamo e che continuiamo a cercare ma c’era anche qualcos’altro, qualcosa che non ci stava bene e che volevamo cambiare: l’idea che il lavoro debba essere un peso.

Inizialmente le idee erano poco chiare, chi voleva fare il fotoreporter alla Robert Capa per raccontare il mondo da vicino, chi lavorare alla FAO per provare a cambiare le regole del gioco. Qualcosa ci spingeva verso altro, un mondo sconosciuto che non avevamo ancora messo a fuoco. Solo grazie al Sudafrica abbiamo capito cosa fosse.

Da allora abbiamo cominciato il nostro viaggio per diventare documentaristi. Tutti i nostri bisogni combaciavano: raccontare storie, cercare di cambiare le regole del gioco modificando la prospettiva dello spettatore grazie ad un film e pure l’idea che il lavoro debba essere un peso. Non ci sentiamo arrivati, la strada è lunga, ma oggi ci sentiamo un po’ più vicini e vogliamo raccontarvi il perché.

Il Sudafrica

Un giorno mentre ero al lavoro ho visto una notizia di agenzia con una foto di un albero spoglio che sorgeva in mezzo ad un lago secco: la didascalia diceva semplicemente “la peggior siccità nel Capo Occidentale, Sudafrica)”. Da lì cominciò la nostra avventura, una volta tornato a casa cominciammo a parlarne e ad approfondire, volevamo toccare con mano quell’albero, vedere il lago, parlare con qualcuno che ci spiegasse cosa stava succedendo.

L’argomento era perfetto per la nostra squadra: la siccità. Potevamo sfruttare non solo la nostra voglia di raccontare ma anche la formazione acquisita negli anni di università. Così il 4 luglio 2018 partimmo alla volta di Città del Capo, senza troppe certezze e senza una sceneggiatura, un piano di produzione, una shooting list. Tutte lezioni che abbiamo imparato dopo.

documentaristi
Theewaterskloof Dam, il bacino idrico di Città Del Capo

In Sudafrica entrammo in contatto con una fixer (una persona del posto che ci aiutava nello spostarci). E qui è il momento di dire che “la fortuna aiuta gli audaci” perché la persona che contattammo non era solo una fixer ma anche una producer che lavora spesso per Netflix, Aljaazera e molte altre televisioni. Lei era una veterana, noi degli improvvisati.

Quello che la spinse ad accettare il lavoro era proprio questo: eravamo degli improvvisati. Abituata a troupe televisive numerose, organizzatissime e tempi di lavoro contingentati voleva tornare a rivivere con noi gli albori della sua carriera. “Ubuntu” diceva sempre; significa lealtà sulle relazioni reciproche delle persone. È un’espressione in lingua bantu che indica “benevolenza verso il prossimo” in questo caso verso due documentaristi all’inizio del loro percorso.

Ci aiutò e ci spiego come fare un’intervista, ci portò da agricoltori in difficoltà e nelle baraccopoli di Cape Town. Più passavano i giorni e più ci diceva “avete la vostra storia”, “avete una grande storia”. Noi non capivamo ancora come facesse a dirlo. L’abbiamo capito solo alla fine, una volta tornati a casa.

50 liters life - l'inizio di una nuova normalità

Nell’hard disk avevamo la storia, ma come tirarla fuori? Come costruirla? Abbiamo cominciato a far schemi, disegni, ci siamo letteralmente chiusi in una stanza per un mese cercando di mettere ordine nelle nostre idee. Dovevamo non solo incastrare gli elementi ma anche far emergere il conflitto tra le persone, dare una struttura narrativa alla storia.

Cominciammo a trascrivere le interviste e a riorganizzare il girato per blocchi narrativi ma ci mancava un metodo. Montare un documentario è un procedimento lungo, con tanti ostacoli e può mettere in crisi anche il video editor più esperto ma esportazione dopo esportazione siamo riusciti a ottenere un buon risultato della lunghezza di 52 minuti.

Era nato 50 Liters Life.

Una volta finito di editare abbiamo cominciato a cercare una casa per 50 Liters Life, dico proprio casa perché è così che noi l’abbiamo sempre chiamata. Non volevamo lasciarlo nell’hard disk e non avevamo pretese di vincere l’Oscar al miglior documentario, ma volevamo che il nostro primo “figlio” avesse una distribuzione cinematografica e che qualcuno che si prendesse cura dei suoi diritti e dei mercati.

Vuoi vendere un documentario?

Iscriviti al corso gratuito sulla distribuzione indipendente e scopri come monetizzare un film.
FREE

Dove vedere 50 Liters Life?

La ricerca è andata avanti fino a settembre 2019 quando l’agenzia Espresso Media International ci ha proposto una bozza di contratto di distribuzione per il nostro documentario. Era fatta! Sette anni di contratto firmati con un distributore che si prendeva cura del nostro film, di proporlo alle televisioni, di gestire i diritti d’autore, un vero sponsor. Se c’era qualcuno in grado di venderlo erano proprio loro e noi eravamo diventati dei veri e propri documentaristi.

E ora? Dove è finito 50 Liters Life? Per quanto riguarda la distribuzione internazionale per ora siamo stati su questi canali:

  • ERT, canale televisivo nazionale greco (Grecia),
  • Beem, piattaforma streaming per creare proiezioni online (Francia),
  • BoClip, piattaforma educational per scuole ed istituti,
  • Planet Knowledge, canale streaming inglese (Inghilterra),
  • SAGE, per imparare l’inglese guardando film,
  • E presto avremo altri canali confermati.


Si comincia così, abbattendo uno degli obbiettivi che da sempre ci siamo posti e cioè che i nostri documentari potessero essere d’insegnamento.

E School of Doc? Scuola per documentaristi

Questo è stato il nostro percorso, fatto di errori, un po’ di pazzia, coraggio, forza di volontà e determinazione. In questi due anni abbiamo imparato tante cose sul mondo del documentario, abbiamo dovuto scontrarci con l’intervista nel documentario, con la distribuzione indipentente cercando di capire quanti e quali diritti esistono ed oggi vogliamo costruire una scuola per videomaker.

School of Doc si propone esattamente questo obiettivo: condividere le tante informazioni che abbiamo raccolto nel nostro percorso ed insegnare a chi lo desidera come fare un documentario. Come girarlo, come lavorare sull’idea, come fare le interviste e tanto altro ancora.

Abbiamo sempre faticato nel trovare in Italia una vera e propria film school per documentaristi che possa parlare ad altri documentaristi di progetti e idee. Un luogo di confronto dove imparare insieme, scambiarsi il contatto giusto, un’opinione su una sequenza che ancora non convince. Rimani con noi, costruisci la community. Insieme possiamo far grandi cose.

Riproduci video
Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

Chi siamo

School of Doc parla facile!
Creiamo contenuti e corsi di formazione online per chiarirti gli aspetti più critici della produzione e distribuzione di un documentario.

Siamo anche su

La newsletter

Vuoi ricevere una selezione di super contenuti sul mondo documentario? Parleremo di distribuzione, festival, video, eventi e ti renderemo disponibili contenuti non accessibili per gli altri utenti.

Ultimi post

I nostri corsi

Prima di andare via, ti suggerisco di leggere questi

La pubblicità non piace a nessuno

Questo articolo è offerto da: NESSUNO! Perché la pubblicità non piace a nessuno.
Questi contenuti che leggi sono gratuiti e senza interruzioni. Aiutaci a mantenerli tali supportando questo blog.