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Siamo Caterina Tarducci e Riccardo Sartori e siamo due documentaristi indipendenti; nel 2017 abbiamo coprodotto il documentario 50 Liters Life, acquisito da STV, ERP Grecia e StarzPlay. Nel 2019 hanno iniziato la produzione di Tied into me che è terminata nel 2021.

Proiezioni cinematografiche virtuali: perché prenderle in considerazione

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Perché le proiezioni cinematografiche virtuali hanno cambiato le carte in tavola

Hai mai sentito parlare di proiezioni cinematografiche virtuali? 

Probabilmente no.. Perché no? Perché fino a poco tempo fa, le uniche proiezioni che eravamo in grado di concepire erano quelle in presenza, al cinema. Poi, è arrivata la pandemia da covid-19 ed è cambiato tutto. Durante il lockdown molti produttori hanno dovuto cercare soluzioni creative per non rimanere fermi. Una di queste soluzioni creative sono state appunto le proiezioni virtuali.

Si sono rivelate uno strumento rivoluzionario e disponibile a tutti i produttori indipendenti per portare avanti la distribuzione di documentari e film indie. Il motivo per cui le proiezioni virtuali hanno cambiato le carte in tavola è perché si è riusciti a coinvolgere più persone, da ogni parte del mondo, a dei costi minori e più sostenibili per i produttori. 

Proiezioni cinematografiche virtuali: il caso di Five Seasons

Ottenere 1 milione di visualizzazioni in tre giorni? Nessun distributore è in grado di farlo in un tempo così breve. Ecco perché ti voglio raccontare questo entusiasmante caso studio. 

Tanto per introdurti, Five Seasons è un documentario sul giardinaggio prodotto e diretto da Tom Piper. All’inizio del 2020, il film stava conducendo una buona stagione di proiezioni fisiche, ed aveva già stipulato alcuni contratti con dei distributori, quando la pandemia da covid-19 ha cambiato le carte in tavola. La chiusura dei cinema e dei teatri aveva reso di fatto impossibile organizzare degli eventi per mostrare il film. 

È così che nasce la collaborazione tra Tom Piper e la galleria d’arte Hauser & Wirth, per organizzare una proiezione cinematografica virtuale della durata di 72 ore. Così l’organizzazione ha sparso la voce mandando una newsletter ai suoi membri e sui social media. 

I risultati che sono emersi sono stati stupefacenti: 1 milione di persone hanno visto il documentario per intero in tutto il mondo (in Italia più di 25.000 persone hanno guardato Five Season in quel weekend). 

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Utilizzare le proiezioni virtuali come strumento di distribuzione indipendente

Non c’è bisogno che continui a ribadire quanto ritengo che le proiezioni virtuali siano un grande strumento per vendere un documentario in modo indipendente. Da una collaborazione, Tom Piper è riuscito a tirare fuori dei risultati molto entusiasmanti per il suo film: 

  • È stato pagato il kit di proiezioni da parte di Hauser & Wirth
  • Più di 3.000 persone si sono aggiunte alla sua newsletter
  • Altre organizzazioni si sono mobilitate per chiedergli di organizzare un evento simile

Impressionante no?

Non cadiamo nel tranello di dire che queste cose funzionano solo all’estero perché non è vero. Siamo in grado di farle funzionare anche noi produttori italiani. Questo è solo un esempio che ci dimostra che possiamo provare diverse strade per condividere il nostro documentario anche quando sembra che non ci siano vie d’uscita. 

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